Opel riduce le emissioni di CO2 dal 1999 con la concept G90

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Mer, 29/01/2020 - 10:00


• Pulita: solo 90 grammi di emissioni di CO2 al chilometro

• Leggera: una 4 posti che pesa appena 750 kg

• Aerodinamica: linea a goccia ha un Cx di 0,22

• Brillante: il 3 cilindri ECOTEC spinge la G90 a 180 Km/h

                                                                                      

La sesta generazione di Opel Corsa ha debuttato al Salone di Francoforte 2019 presentando numerosi punti di forza come l’eccellente aerodinamica con un coefficiente di resistenza pari a solo 0,29, ottenuto con l’adozione di aero shutter attivo, sottoscocca liscio, spoiler posteriore sul tetto. Il risultato, combinato con l’ulteriore riduzione dell’area anteriore e i nuovi efficienti motori, sono consumi estremamente ridotti, come nel caso del 1.5 diesel da 100 CV (74 kW) che registra consumi di carburante nel ciclo misto NEDC di 3,3-3,2 l/100 km, e emissioni di CO2 pari a 87-85 g/km (valori preliminari). La mente torna a 20 anni prima quando, al Salone di Francoforte del 1999, Opel presentò la concept car G90 che catturò l’attenzione dei visitatori e degli addetti ai lavori. Una vettura assolutamente nuova nel suo genere che non a caso il mese seguente sarebbe stata eletta "Concept Car dell'Anno" dall'autorevole rivista Automotive News International.

Questa rivoluzionaria concept car dai ridottissimi consumi, montava un 3 cilindri a benzina da 60 CV (44 kW) a iniezione sequenziale che emetteva solo 90 grammi di CO2 ogni chilometro (da qui il nome G = 90), anticipando così di ben nove anni la normativa che sarebbe entrata in vigore nel 2008 nell'Unione Europea. Ad un valore così ridotto per una spaziosa automobile a 4 posti si era arrivati contenendo il peso e il coefficiente di penetrazione aerodinamica (Cx 0,22). Al tempo stesso la G90 faceva intravvedere la direzione che le carrozzerie delle Opel avrebbero potuto avere in futuro ed evidenziava nuovi approcci alla realizzazione degli interni.

«Alla vigilia del nuovo millennio Opel G90 si presenta come un nuovo approccio alla mobilità futura con una forma aerodinamica e una massa complessiva di appena 750 kg» spiegava Hans Demand, all’epoca responsabile Sviluppo della Casa tedesca.

«Questa nuova concept car dimostra che - indipendentemente dalla meccanica e senza ricorrere a materiali esotici oppure limitare il comfort degli occupanti - è possibile costruire un'automobile dal prezzo accessibile che abbia un consumo di circa 3 litri per 100 chilometri e sia anche piacevole da guidare».

Una perfetta linea a goccia

L'elevata velocità massima raggiungibile dalla Opel G90 (180 km/h) era dovuta in parte anche a un coefficiente di penetrazione aerodinamica (Cx) di 0,22 e ad un indice della sezione frontale (CxA) di 0,45. Questi risultati erano stati raggiunti sebbene i progettisti della Opel impegnati nel progetto G90 non potessero ottimizzare la forma aumentando la lunghezza della vettura. S'imbatterono così in qualcosa che avrebbe rappresentato l'elemento aerodinamico fondamentale dell'idea Opel: un'originale forma a goccia con il tetto molto inclinato e la coda tronca. La cura aerodinamica si vedeva facilmente anche in molti punti della carrozzeria: le ruote parzialmente nascoste, le fiancate lisce oppure le due "gobbe" sul tetto. Queste garantiva un'ottima abitabilità verticale a tutti e quattro gli occupanti.

Molto spazio per quattro persone e i loro bagagli

L’attenzione per l’aerodinamica non era andata a scapito dell’abitabilità. Il bagagliaio era decisamente ampio per una vettura di questo segmento. Considerando anche la spazio nascosto sotto il pianale, aveva una capacità di 350 litri che potevano arrivare a 980 litri abbassando gli schienali dei sedili posteriori sdoppiati in due sezioni di uguale larghezza. Il sedile del passeggero anteriore poteva essere anch'esso ripiegato (come sarebbe stato in seguito su Meriva) per poter disporre di un'unica superficie piana di carico lunga 2,50 metri.

Analogamente alla forma della coda, il sottoscocca liscio e carenato, all'interno del quale era inserito anche l'impianto di scarico, contribuiva notevolmente all'aerodinamica della G90. Il pianale in alluminio era stato progettato appositamente per questo prototipo. Era spesso un solo millimetro e anche molto leggero. La sua rigidità era dovuta a una speciale struttura a nido d'ape a celle esagonali. Per ottenere una superficie piana, le traverse che di solito si vedono all'interno del veicolo erano state inserite nella struttura del pavimento.

Impiego sistematico di alluminio e magnesio

Peso contenuto e ottima aerodinamica concorrevano a contenere i consumi della G90. Il limite di appena 750 kg era stato raggiunto con un'applicazione strategica di materiali leggeri come alluminio e magnesio. Grazie anche al suo peso ridotto, la Opel G90 aveva un'autonomia di circa 770 chilometri con un pieno di soli 30 litri di benzina. Alleggerimenti specifici avevano interessato tutte le parti dell'autotelaio, inclusi elementi molto sollecitati come gli snodi dello sterzo e i puntoni in alluminio delle sospensioni.

Il leggero impianto di scarico in acciaio inossidabile non era stato progettato nel modo abituale come un elemento auto-sostenuto. Aveva cinque supporti invece dei soliti tre, cosa che aveva permesso di ridurne lo spessore della lamiera da 1,5 a 0,8 mm. Lo scarico, convertitore catalitico e collettore compresi, pesava appena 13,1 kg, quasi 6 chili in meno di un impianto analogo. Il cofano-motore in alluminio pesava invece appena 6,0 kg, 3-4 chili in meno di uno in acciaio.

Differenze di peso ancora maggiori si riscontravano poi in quelle componenti che erano state realizzate in magnesio. Questo era il caso dell'involucro del cambio, del volante, di alcune parti dei sedili e soprattutto del tetto (il resto della carrozzeria è in alluminio). L'eliminazione del peso superfluo e l'alleggerimento operato nelle parti più alte della carrozzeria aveva inoltre permesso di abbassare il baricentro della vettura, migliorandone così la tenuta di strada.

«La G90 racchiude famose caratteristiche della produzione Opel come l'ottima aerodinamica, la validità estetica e la grande economicità» affermava all’epoca Robert W. Hendry, presidente e amministratore delegato di Adam Opel AG. «Rappresenta pertanto l'essenza della tradizione costruttiva e delle conoscenze tecniche di un secolo in campo automobilistico. Questo prototipo esprime inoltre la responsabilità che sentiamo come costruttori di automobili per quanto riguarda le problematiche ambientali e le generazioni future».

 

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